sabato 2 novembre 2013

Iikko, iikko

In macchina:

Io finisco un budino di gelatina che lui non ha voluto

Lui, mentre mi osserva: "mangiato tutto?"
Io:"si, ti dispiace?"
Lui: "noo.....iikko, iikko!"
Io: "????!!!"   (In giapponese iikko significa bravo/a bambino/a)
     "Caro, la mamma non è un bambino!"
Lui: "Oscar e' un bambino!!"
Io: "si, tu sei un bambino e io.......beh la mamma e' la mamma! Capito?"
Lui: "si. Capito."

Ma che belle cose che impara all'asilo! Se si mangia tutto, tutti a dire "bravo bambino, bravo bambino."
il bello e' che lo dice anche quando mangia le caramelle. " tutto mangiato! Iikko, iikko ne!" (Tradotto  "ho mangiato tutto, che bravo vero!")

lunedì 23 settembre 2013

Mattina, ore 5.30

E poi ti svegli una mattina, anzi ti sveglia, lui, con la sua dolce vocina, e ti dice con un gran sorriso "mamma...", 
e io "si?"
"ho fame"
e tu guardi l'ora, ma sono solo le 5.30 del mattino, e lui ha gia fame....
ci provi "E' ancora presto per mangiare, dai su, facciamo ancora un po' di nanna"
Lui ti guarda beato, sembra felice di vederti e tu pensi invece che vorresti dormire ancora un po' dato che ieri sera hai fatto tardi. Eh gia', pensi, in effetti, ieri sera quando lui si e' addormentato, non c'eri, C'era solo il suo papa'. Tu eri fuori, in compagni di persone amanti del vino italiano, e tu, a fare un po' di Public Relation.....a fare conoscenze, che non si sa mai.
Lui mi cercava, mi ha detto suo papa' quando sono tornata.

Ora, mi chiedo: la sveglia all'alba, che capita raramente per fortuna, non sara' mica dovuta al fatto che avesse paura che io non ci fossi anche al suo risveglio? Il suo sorriso beato e pacifico che mi ha regalato all'alba, vedendomi, e il suo incredibile buon umore nelle ore successive, mi fanno pensare cosi'.
Non so perche', ma mi sembra che ogni spazio un po' piu' largo che tu ti prenda o ti conceda, in qualche modo poi lo "paghi". Non so perche', ma mi sembra cosi'. Lui ha le sue abitudini, i suoi orari, i suoi piccoli riti, e se tu cambi qualcosa una volta, lui te lo fara' notare, in qualche modo.

venerdì 9 agosto 2013

Senza energie

Prendi un pomeriggio dopo l'asilo, dopo un temporale di quelli da farti sembrare di essere in piena stagione delle piogge. Umidita' incredibile (quasi il 90 % in alcune case!) dopo la fine della pioggia. Ma dove siamo? Non dovevamo essere in Hokkaido, luogo in Giappone che non conosceva la stagione delle piogge con la sua insopportabile umidita'?
Prendi tre mamme e tre bambini, di cui uno senza scarpe, un altro dotato di passeggino, un'altra abbastanza tanquilla ma estremamente insistente nelle sue seppur poche richieste. Prendi un festival di musica e danza con gruppi folkloristici provenienti da varie parti del mondo, con tante bancarelle piene di cibi variegati. Prendi la voglia delle mamme di divertirsi e svagarsi un po', la competizione dei tre bambini per l'unico e comodo passeggino, che doveva portare non solo almeno uno di loro ma possibilmente anche alcune borse. Prendi un giocoliere che a causa del sudore estremo non riusciva a eseguire come volveva i suoi numeri, le tre mamme in piedi a sopportare i suoi innumerevoli tentativi, i bambini un po' interessati, un po' neanche tanto, piu' interessati a fare a gara a chi poteva sedersi sul passeggino.
Prendi il momento della cena, supera il momento sempre molto lungo della scelta, poi della fila, poi del mangiare. Una granita a ciascun bambino ha consentito almeno alle mamme di mangiare in tranquillita'.
Prendi la fine del pomeriggio, le otto di sera. Due mamme dicono "Noi adesso dobbiamo andare", e l'altra, tu, a guardare tuo figlio che corre su e giu' per una scalinata, e pensare, "e questo come lo porto via di qui adesso?"
Ti armi di pazienza, come sempre, lo convinci ad incamminarsi, venti minuti di cammino con lui, passegino e due borse per arrivare alla macchina. Arrivi alla macchina, lui si e' gia' addormentato e tu fai altri venti minuti di strada per arrivare a casa. Sali in camera da letto, lasciando tutte le borse in macchina, portando solo l'indispensabile e lui, 15 chili di peso che ogni volta ti dici "ah, i miei tendini". Ti fiondi in camera da letto e distrutta ti addormenti. La mattina seguente ti senti ancora stanca e pensi "ma come facevo un volta quando stavo fuori anche quasi tutta la notte?Quando con mio marito si partiva il pomeriggio e si tornava la mattina presto presto successiva? Ed ora, un solo pomeriggio con il mio piccolo mi annienta completamente?" No, non ci riesco proprio ad arrendermi, a pensare che non ho sufficienti forze per fare le cose che vorrei fare, nonstante tutto. Ma ora capisco perche' quando si hanno bambini piccoli si finisce per stare tanto a casa....Ogni uscita con loro e' impresa quasi impossibile!!!!

Visitatori francesi all'asilo

Siamo in piene vacanze estive, eppure il mio pargoletto ha continuato ad andare alla materna tre giorni alla settimana. Ora abbiamo una settimana di vacanza piena e poi si ricomincia con l'orario completo. In Hokkaido, dove ci troviamo, le vacanze estive sono molto corte, putroppo o per fortuna....!? Mah, a noi al momento va bene cosi, mi piace il modo in cui le scuole qui tengono occupati i bambini e i ragazzi. Le scuole materne, inoltre, per migliorare il servizio a favore delle famiglie, continuano parte dell'attivita' anche durante il periodo estivo, solo per chi lo desidera. Danno cosi la possibilita' alle famiglie di lasciare i bambini quante ore desiderano e i giorni che desiderano pagando un cifra davvero irrisoria. Io ne ho approfittato, dato che un pochino di lavoro per me c'era anche in questo periodo. In piu' il mio piccolo ha avuto la possibilita' di stare in compagnia di altri bimbi, divertendosi.
Qualche giorno fa, andando a prenderlo all'uscita, vedo una famiglia nuova, di cui il padre occidentale. Lo ho salutato in inglese, ma non mi sono fermata a parlare, loro uscivano, io entravo. Ho chiesto alla maestra da dove venisse il signore e lei mi ha detto che era francese. Esco dall'asilo con mio figlio e mi avvio alla macchina. Accanto ad essa c'era la macchina della nuova famiglia e cosi mi fermo a fare quattro chiacchiere con loro. Da dove venite, abitate qui, ecc......Insomma, il signore francese mi dice che loro vivono in Francia, lui e' francese, la moglie giapponese e si trovano qui per le vacanze, dalla famiglia di lei. Le bambine, molto carine, frequentano per qualche giorno l'asilo, probabilmente perche' i genitori vogliono fare provare loro l'esperienza in un asilo giapponese anche solo per qualche giorno. Il signore tra l'altro parlava abbastanza bene anche l'italiano, in quanto aveva lavorato sei anni a Milano. Come e' piccolo il mondo!

giovedì 11 luglio 2013

Come si fa la pipi'

Siamo in pieno periodo di passaggio dal pannolino al vasino e l'impresa si sta rivelando molto ardua. Vuoi perche' io non vorrei insistere molto, vuoi perche' non so come organizzarmi, vuoi perche' al nido il mio piccolo probabilmente e' stato forzato un po' piu' del necessario.
Sta di fatto che in questi giorni, durante i nostri tentativi, si rifiuta di provare a sedersi sul vasino e soprattutto, sembra non volere proprio piu' fare la c.... Anche non insistendo troppo, ma concedendogli la possibilita' di farla nel pannolino, si rifiuta di farla e la trattiene, con relativo fastidio e mal di pancia. Mah, e' un momento delicato, lo capisco e quindi non voglio sforzarlo, credo che pero' sia positivo che riesca a trattenerla, significa che comincia a controllare lo stimolo, requisito necessario, a quanto so, per iniziare la fase dell'indipendenza dal pannolino.
Credo che, o dovro' togliergli il pannolino di brutto oppure avere ancora molta pazienza e procedere per tentativi.
Vedremo se le vacanze estive ci porteranno consiglio.....

Nel frattempo si assiste a momenti davvero simpatici, come ad esempio questo di qualche giorno fa:

Papa': Amore, che ne dici se il papa' ti fa vedere come si fa la pipi'?
Dolcefolletto: Uhm...siii!
Papa': Allora andiamo insieme in bagno, dai che ti faccio vedere...
Dolcefolletto era gia' pronto a fiondarsi in bagno col suo papa' quando un riflesso condizionato gli ha ricordato che di solito, in bagno ci va con la mamma, dato che spesso non si e' che noi due, e quindi, non ci sono molte scelte.....(o rischi di non sapere cosa combina tuo figlio nell'altra stanza....)
Sembrava quindi in procinto di chiedere se anche io sarei andata con loro, tutti insieme appassionatamente, ma il papa', previdente, lo interrompe subito "ma la mamma non e' necessario che venga, sai, e' una cosa tra me e te, da uomini...."
E cosi' i due si chiudono in bagno e Mammangel divertita ascolta quello che confabulano..."vedi, cosi, cosi e cosi.....Quanta!!!...siii! Quanta! Uhm.....siii..."
Beh, in effeti da maschietti, e' meglio che se la sbrighino tra loro.....
Peccato pero' che per Dolcefolletto rimane la curiosita' ma non manifesta ancora la voglia di emulare....

lunedì 1 luglio 2013

Da ascoltare




Seguo da un po' Umberto Gallimberti, devo dire che mi piacciono le sue idee e teorie in materia di educazione dei giovani e dei bambini.  In questa intervista parla dell'importanza dei primi tre anni del bambino per quanto riguarda la loro educazione emotiva. Credo che abbia ragione, i sentimenti si apprendono. Si tratta, attraverso l'amore e la cura costante dei bimbi, di insegnarli come amare, come prendersi cura delle cose e di se stessi.
Ma e' necessario che i genitori siano delle vere e proprie guide per i propri figli, e che il loro amore non sia autorefenziale ed egoistico, ma aperto e assolutamente rispettoso della individuaita' del bambino.

martedì 16 aprile 2013

Il ruolo di mamma

Ormai sono quasi tre che sono mamma, ma mi accorgo che non mi sono ancora abituata totalmente a questo ruolo. Anche perchè è un ruolo in continuo cambiamento, in cui gli aggiustamenti sono quasi all'ordine del giorno.
Da quando mio figlio è nato, io sono stata per lui nutrice, consolatrice, educatrice, interprete, organizzatore del suo/nostro tempo, ricercatrice di amici e amiche, accompagnatrice, compagna di giochi, tuttofare e tanto altro ancora. Sono passati quasi tre anni, ma tutto ciò è ancora valido, anzi in qualche modo mi sembra che le mansoni da svolgere invece di diminuire, come si potrebbe pensare, siano sempre di più. Lui cresce e così crescono anche tutte le cose intorno a lui: i suoi primi interessi e quindi gli impegni, il linguaggio, le amicizie, le emozioni e quindi l'emotività che lui però non sa assolutamente gestire, la curiosità che se non assecondata crea in lui frustrazioni inimmaginabili, la gelosia - per gli amichetti, per il papà - che va interpretata e continuamente mediata. E ancora la capacità di muoversi più autonomamente nel mondo esterno, ma nella totale inconsapevolezza dei pericoli.
E così ora mi trovo ad essere per lui, oltre a tutto ciò che sono stata fin dall'inizio, anche insegnante di lingue, insegnante di musica, organizzatrice di eventi e programmi, inserviente, psicologa e mediatrice, contenitrice di emozioni. Capisco quindi solo ora che cosa significhi davvero essere mamma, si tratta di un lavoro vero e proprio, di dover tenere a mente un sacco di cose, di dover pensare a cose che prima non avresti nemmeno immaginato di dover fare e soprattutto, che nessuno veramente ti prepara a questo. Ti accorgi anche che non è possibile stare ai margini della società, non è possibile esimersi dal fare molte cose che prima pensavi non avresti mai voluto fare.
Scopri che diventi il fulcro della famiglia, l'anello di congiunzione tra interno e esterno, tra loro (i famigliari) e gli altri. Che il centro del tuo mondo è la tua famiglia, e il resto, compresa te stessa, viene dopo.
E' difficile da accettare, lo capisci strada facendo e hai paura che ti abituerai completamente a questo ruolo troppo tardi, quando tuo figlio sarà ormai grande, prenderà la sua strada e tu ti ritroverai il vuoto intorno, come è successo a una mia amica che da sola con un unico figlio, se lo vede ora partire all'età di 16 anni perchè lui ha deciso di entrare nell'esercito. E' molto triste, lei e io penso che vorrei bastare a me stessa, che vorrei crescere un bambino, un ragazzo e infine un uomo che sappia prendere la sua strada, possibilmente una bella strada, ricca, che possa di riflesso arricchire la mia, ma non voglio soffrire quando ritornerò ad essere una, perchè penso che in fondo la mia vera natura, quella in cui mi trovo davvero a mio agio, sia essere una.